Basta sinfonie guerresche in stile Red Alert. Basta cupi scenari post-apocalittici alla Metro 2033. Basta rappresentazioni edulcorate di una madre Russia alla Tetris (o, peggio, alla Gorby no Pipeline Daisakusen)
Finalmente la gloriosa Unione Sovietica ha un gioco che la ricorda per quello che è stata veramente: un paese funzionante, visionario, moderno, ma logorato da nemici interni ed esterni. Questo gioco è Papers, Please.
Come al solito noi di Spielmechanik ci buttiamo sul pezzo sempre per tempo, e visto che ormai più di 4 mesi fa The Walking Dead ha vinto i Video Game Award 2012, mi sembra doveroso fornire ai nostri lettori (che sono 4: un dj di Pesaro che ha a che fare con le pecore, un appassionato di ornitologia, un anziano brianzolo che crede di essere in un blog per incontri piccanti e una amica immaginaria di von Fieber) un'accurata recensione di questo gioco, originariamente rilasciato a puntate per spillarci più soldi.
The Walking Dead, ispirato all'omonimo fumetto che ha ispirato l'omonima serie tv, che non sarebbero mai esistiti senza i film di Romero, è pieno di zombie. Chi l'avrebbe mai detto. Un gruppo di sopravvissuti all'apocalisse cerca di salvarsi da orde di morti viventi bramosi di carne umana, e si fa largo a colpi di accetta e martello e armi da fuoco tra i claudicanti cadaveri ambulanti, mentre un professore di storia che si chiama come la macchina di Bo e Luke (senza essere generale) deve prendersi cura di una bambina di nome Clementine. Chiariamo subito che la bambina è di quelle gentili ed educate, non di quelle scassaballe, cosa che avrebbe reso il gioco molto diverso, e quindi tutto va bene.
Frogger è uno dei classici dell'arcade ai suoi albori. Come ogni gioco che si rispetti, è carico di simbolismi marxisti che non possono certo passare inosservati.
L'evidente scopo degli sviluppatori è quello di illustrare la dura vita di un operaio della fiorente industria automobilistica giapponese.
Il gioco, che si ripete sempre uguale dall'inizio alla fine, a simboleggiare la ripetività della catena di montaggio, si può dividere simbolicamente in due parti: la strada e il fiume.
Nella prima parte, è impossibile non leggere una feroce critica allo stress del lavoro operaio: il compito è appunto semplice, ma i rischi tanti. Venire schiacciati da un'automobile è la metafora (e a volte neppure la metafora) del lavoro nell'industria automobilistica che spreme il proletario fino all'osso. È noto infatti che in giappone il Ministero del Lavoro pubblica dal 1987 dati sulle morti da "eccesso di lavoro", detto in giapponese Karoshi (qui un articolo a riguardo, in inglese). Il concetto è lampante: la macchina, il prodotto, hanno la precedenza. Il lavoratore è un ingranaggio di scarso valore, e se sgarra, deve pagare, rimettendoci personalmente.